PUBBLICO O PRIVATO ? Importante lavorare bene …….!!

Il Premio Nobel l’economia Amartya Sen, elogia le cure ricevute alla Fondazione “Policlinico Universitario A.Gemelli” di Roma, e la professionalità del personale medico dell’ospedale: «Non si è certo rivelato inferiore — anzi, è stato per molti versi superiore — a quanto avremmo potuto aspettarci nei migliori ospedali privati di Boston».
La Fondazione di Ricerca e Cura “Giovanni Paolo II” di Campobasso, fa parte della stessa famiglia della Fondazione “Policlinico Universitario Agostino Gemelli” di Roma; sono entrambe espressione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. I percorsi clinici ed assistenziali sono condivisi, i protocolli di ricerca spesso vengono estesi anche alla sede molisana, i professionisti che lavorano a Campobasso, spesso operano anche su Roma e sono tutti costantemente formati presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo del Sacro Cuore. La qualità che esprime la “Giovanni Paolo II” è frutto dell’essere Università Cattolica ed dell’operare in strettissima sinergia con il “Gemelli” , anch’esso diventato Fondazione.
“La conferma, semmai ce ne fosse bisogno, che il SSN italiano, concepito fin dal 1978 e dalle riforme degli anni ’90, con la concorrenza del pubblico e del privato “accreditato” (cioè con gli stessi requisiti del pubblico) è uno dei migliori al mondo”dichiata il Direttore Generale della Fondazione Mario Zappia “soprattutto perché universalistico – chiunque si presenta al Pronto Soccorso – ricco o povero, italiano o straniero – ha diritto alle medesime cure. Quindi, in Italia pubblico e privato coesistono e, se lavorano bene, danno ottimi risultati – entrambi – al cittadino che non si accorge ( e non deve accorgersi ) della natura giuridica dell’Ospedale. Poi potremmo parlare e vedere se l’intero sistema funziona, se così come è, può essere sostenibile economicamente, potremmo fare ipotesi su come salvare la garanzia dell’universalismo delle cure, etc… , etc…, ma questo è un altro discorso !!”conlude il Direttore.

È «fantastico», ha scritto l’economista, che tutti i cittadini in Italia abbiano «libero e gratuito accesso a cure mediche di altissimo livello» a tutte le ore del giorno. Meglio la nostra sanità pubblica, quindi? Antinori fa sue le parole dell’economista filosofo: «Chiariscono molti aspetti e ci fanno riflettere sul valore universale del nostro sistema sanitario, in cui tutti, senza selezioni, hanno accesso a prestazioni di eccellenza».
Sen ha avuto parole lusinghiere per il Policlinico Gemelli e il dottor Antinori, per l’assistenza ricevuta nell’ospedale, che è privato ma convenzionato con la sanità pubblica. «L’eccellenza delle cure mediche e la massima responsabilità di gestione possono andare d’accordo anche nel servizio aperto a tutti», ha scritto Sen. A dimostrazione della sua tesi, contrapposta a quella di chi, soprattutto negli Stati Uniti, ritiene che la sanità per essere efficiente debba essere amministrata secondo i meccanismi di mercato, ha proposto l’esperienza fatta a Roma in prima persona.
Il Gemelli è, d’altra parte, l’ospedale che ha prestato più volte cure a Papa Giovanni Paolo II, ad ex presidenti della Repubblica come Cossiga e Scalfaro, ed è per grandezza il secondo italiano. Ogni giorno in media 220 persone arrivano al pronto soccorso, di queste sette in imminente pericolo di vita, e vengono eseguiti 126 interventi chirurgici. Ha cambiato governance nell’agosto dell’anno scorso, quando è stata costituita la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, che ha come soci fondatori l’Istituto Toniolo e l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Lo stesso percorso è avvenuto qualche anno fa anche per la Fondazione “Giovanni Paolo II” di Campobasso.
«Dieci giorni fa — racconta il chirurgo, ricordando quella sera di inizio agosto — la signora si è presentata al pronto soccorso per un problema urgente, come una comune cittadina. Abbiamo applicato un protocollo di urgenza come avviene regolarmente in casi analoghi. In quel momento non sapevamo ancora chi fosse. Il marito aveva un impegno e non erano insieme quando si è sentita male. Quindi, lei stessa mi ha chiesto di avvertirlo. Io ovviamente sapevo chi è Amartya Sen». Il professore di Harvard nella lettera pare stupito che alle 4 del mattino «il chirurgo in persona» gli avesse comunicato le condizioni di sua moglie. «Abbiamo avuto un colloquio — conferma Antinori — all’uscita dalla sala operatoria. L’ho rassicurato sul buon esito dell’intervento, un’operazione d’urgenza per una situazione grave. Gli aspetti umani dell’assistenza hanno per il nostro ospedale eguale valore di quelli professionali. La paziente si è ripresa bene e ha lasciato l’ospedale qualche giorno fa».
(Fonte: Corriere della Sera 14 agosto 2016)

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